palcoscenico piazza

fotografare la piazza toscana come fosse il palcoscenico di un teatro

palcoscenico piazza

fotografare la piazza toscana come fosse il palcoscenico di un teatro

  


   Generalmente si pensa alla piazza come a uno spazio aperto. Ma la piazza racchiude il cuore della città, ne custodisce l’intimità. Prima di essere ammesso alle piazza, lo straniero deve percorrere chilometri di strade urbane spesso ingarbugliate come labirinti. La piazza è un segreto di difficile accesso. Ed è anche un luogo interdetto al traffico, per cui carrozze, barrocci e automobili - a seconda del secolo preso in considerazione- ne restano fuori.
La piazza è in realtà lo spazio cittadino più chiuso che c’è. Anche fisicamente. Le strade (quelle sì, spazi aperti) vi arrivano e lì si fermano. Si può solo tornare indietro o, al massimo, prendere una strada diversa.
 
   La piazza medievale italiana è l’erede del forum romano, a sua volta derivante dall’agorà greca. C’erano le piazze religiose, in cui i misteri uscivano dalle chiese per manifestarsi sui sagrati; c’erano le piazze mercantili, che ogni settimana si riempivano di una folla variopinta e vociante; e c’erano infine le più importanti, anche come dimensioni, le piazze civili, quelle dove la città medievale si ritrovava per le grandi scelte e lì, di fronte alla maestosità dei palazzi comunali, si cementava il senso d’identità e d’appartenenza.
Le piazze medievali italiane, e quelle delle città toscane in particolare, sono capolavori di misura e di proporzione create da architetti spesso anonimi la cui opera non era codificata da leggi numeriche ma guidata da un genuino intuito urbanistico. E, cosa ancor più sorprendente, non ce n’è una uguale all’altra.
   Questa tradizione cominciò a ingessarsi in epoca rinascimentale, quando il Signore prese il posto delle assemblee, l’architetto famoso quello degli artefici senza nome, e le regole della prospettiva quelle del buon senso. Il rinascimento ci ha tramandato alcune piazze di grandissimo senso estetico, nelle quali il pittoresco, apparente disordine medievale è sostituito da un monumentale, cosciente, esatto senso delle proporzioni nello spazio. Ma qualcosa di estremamente vitale, esclusivo della nostra cultura, se n’era andato per sempre.
 
   Nelle strade di una città ci si sposta. Nella piazza invece ci si ferma. Si siede, si parla, si legge o semplicemente si resta lì a osservare. Per un fotografo le riprese in una piazza sono assai stimolanti. A seconda degli interessi e dell’indole personale si può fotografare la gente, gli attimi di vita, o l’aspetto monumentale; concentrare l’attenzione su un dettaglio o abbracciare la piazza intera con una ripresa panoramica. Io ho immaginato le piazze toscane come un grande palcoscenico teatrale in cui i palazzi, le chiese, le statue, la gente di passaggio e perfino le loro ombre fossero gli attori inconsapevoli di una recita quotidiana. Un palcoscenico in cui alcuni protagonisti cambiano rapidamente mentre altri, pur restando fisicamente al loro posto, mutano completamente la loro apparenza fotografica per via della luce.